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Suggerito bagno prima della confezione in quanto subisce un calo fisiologico del 5/10%
| Lavaggio | Tipo | Gradi |
| Acqua | Mano/Lavatrice | 30° |
Le fibre del lino sono contenute nella parte interna della corteccia, chiamata comunemente tiglio Per ricavarla gli steli, essiccati, si mettono a macerare per qualche giorno in bacini d’acqua, oppure, con metodo più rapido, si sottopongono all’azione del vapore acqueo o di speciali batteri: le sostanze che legano tra loro le fibre si decompongono e si dissolvono, liberando così le fibre. Gli steli vengono poi fatti essiccare, quindi sottoposti alla macullatura per mezzo di martelli detti gramule, azionati a mano o meccanicamente, che schiacciano e frantumano la parte legnosa. L’operazione successiva è la scotolatura, che consiste nell’asportare i frantumi legnosi e separare le fibre. L’insieme di tutte queste operazioni viene chiamato stigliatura. Si arriva pertanto al lino grezzo, che viene sottoposto alla pettinatura per separare le fibre lunghe dalle fibre corte e spezzate, che costituiscono la stoppa. Fonte wikipedia
Il lino si classifica secondo il grado di finezza delle fibre: lini fini, che servono per filati sottili, adatti alla produzione di tele pregiate (tela ) di pizzi e merletti, lini mezzani che si tessono per tele comuni; lini grossi per tele ordinarie. I tessuti di lino vengono utilizzati per la confezione di biancheria per la casa (tovaglie, lenzuola, asciugamani) e per l’abbigliamento estivo sia maschile che femminile. Essendo una fibra rigida i capi assumono un aspetto stropicciato, caratteristica principale che contraddistingue i manufatti.Tessuti di lino sono utilizzati nel ricamo e in altri ricami a fili contati. Alle fibre di lino possono essere mischiate fibre di cotone, che danno al tessuto maggiore resistenza e migliore regolarità di trama.
Il lino è un tessuto che viene ancora coltivato in modo naturale ed è eco sostenibile e completamente riciclabile.
La storia del tendaggio, come quella della tessitura, segue passo passo la storia dell’uomo il quale ha sempre avuto come bisogno naturale quello di proteggersi dalle intemperie climatiche del mondo esterno siano questo il freddo, il vento o il caldo. Il settore tessile ha quindi seguito l’evoluzione delle strategie produttive dell’uomo che da tecniche manuali è passato all’utilizzo di macchinari sempre più tecnologici per la produzione di tendaggi in grande scala.
Ripercorriamo la storia della tessitura e quindi anche delle tende partendo dal Neolitico, periodo di cui riscontriamo, grazie agli scavi archeologici, il ritrovamento di oggetti simili a rudimentali telai rettangolari costituiti da bastoncini di legno coi quali i fili erano tesi in alto e in basso per permettere la lavorazione del filo per creare tessuti in lino e fibre vegetali. Nell’antichità l’attività di tessitura diventa il segno di riconoscimenti di intere famiglie e di piccoli laboratori artigianali fino all’epoca Romana, nella quale ad occuparsi della lavorazione dei tessuti, principalmente della lana, erano gli schiavi in officine specializzate. I tessuti provenivano dal Mediterraneo ma anche del lontano Oriente. Con il crollo dell’impero romano, la conoscenza della lavorazione dei tessuti passa in mano alle corporazioni medievali i quali la custodiscono gelosamente rendendo produttivo tutto il Nord d’Italia e principalmente le città di Bologna, Milano, Vicenza e Firenze. Proprio Firenze diventerà la città principale per i commercio delle materie prime. Nel nord Italia va segnalata la “Confraternita degli Umiliati”, maestri sapienti dell’arte della lavorazione della lana, i quali costituiranno conventi in tutta la zona. Tra i vari settori delle corporazioni ricordiamo le arti della Calimala, l’arte della lana, l’arta della sete e del tintori nelle quali da generazione in generazione si tramandavano i segreti della lavorazione.
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